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E con le mani amore…

di Chiara Scardaci

La magia della staffetta è tutta nei cambi. 

Sei li che aspetti il tuo compagno di squadra, mentre lo speaker chiama i numeri in arrivo e gli eroi della lunga distanza sfilano accanto agli staffettisti. 

Attendi in mezzo alla festa di amici ritrovati, che hanno scelto come te di non cimentarsi sulla 42 per i motivi più disparati, tra i quali il semplice fatto di non aver mai corso una staffetta. 

C’è anche chi è reduce da un infortunio, chi non corre da troppo tempo, chi ne ha già corse fin troppe di maratone, e chi ha paura di tutti quei kilometri. 

Sei li che ti chiedi quando arriverà, dove si trova a che punto sarà il tuo staffettista. 

Guardi l’orologio, fai un po’ di calcoli, scruti le chat, non si sa mai qualcuno abbia notizie. 

L’ultima fuga al bagno, l’allaccio della maglietta di troppo al cinturino del marsupio, e poi di nuovo l’attesa. 

Nel vedere gli altri cambi realizzi che non ci sarà un vero e proprio testimone da passare. 

O meglio c’è: le mani, le nostre e di tutti. 

Quel prendersi per mano al cambio staffetta, quel condividere il percorso suddividendo la fatica in modo che la si possa affrontare in base alle proprie capacità e con l’aiuto dell’altro, rappresenta l’unico testimone possibile, il solo degno della charity a cui si ispira l’intero evento. 

Quella stretta simboleggia in maniera visiva e concreta il tenersi per mano di tutte le persone che partecipano alla maratona, correndo in unico percorso, all’interno di un vero e proprio corridoio umano. 

Nella connotazione di beneficienza, in un tempo che vede la guerra al centro delle nostre preoccupazioni, il senso della staffetta diviene universale. 

Siamo connessi dentro uno stesso tracciato e soltanto tendendo la mano verso l’altro, sempre, sia in arrivo che in partenza, possiamo vivere in pace. 

Una pace che ha il senso di una continuità garantita, nello spezzettamento del percorso in 4 frazioni, dalla zona cambio, in cui le mani si intrecciano per proseguire il cammino sino alla fine, tutti insieme. 

Sorrido quando vedo Ester (#runandsmile) arrivare da lontano: le vado incontro e ci prendiamo per mano. 

Scambiamo due chiacchiere, emozionate, vedendoci peraltro per la prima volta dal vivo. 

Pochi attimi e proseguo da sola verso il completamento della staffetta, con il dispiacere di non poter continuare la corsa in sua compagnia. 

Il fiume in piena della maratona mi inghiotte tra staffettisti e corridori della 42. 

Dopo il clamore della zona cambio, mi sembra di essere caduta in un silenzio denso, quasi spaventoso pregno della sofferenza dei maratoneti, stanchi e peggio ancora, spaventati di non poter giungere alla fine. 

Ma siamo tanti, le mani sono innumerevoli, come gli aiuti che arrivano proprio quando non sembra esserci più speranza, come i bambini che si tendono verso di noi a cercare un “batti il 5” che “ci sta tutto”. 

Verso il centro della città il silenzio si spezza, trasformandosi ancora in festa, tra la musica e le urla di incitamento della gente che partecipa dai bordi del percorso.

Intravedo l’arco dell’arrivo mentre qualcuno canta a squarciagola, forse non per caso… e con le mani amore, con le mani ti prenderò e senza dire parole nel mio cuore ti porterò…  

Con affetto al team : Antonio, Monica ed Ester.

#runandsmile 

#chiarestorie

#versolapacesempre

Chiara Scardaci

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