Fermarsi è la soluzione
PERCHÉ È COSÌ DIFFICILE FERMARSI ANCHE QUANDO SAREBBE PIÙ UTILE CHE ALLENARSI?
Tutti i runners, chi più chi meno, è intimamente consapevole della necessità di sospendere temporaneamente gli allenamenti in caso di problemi di salute o infortuni tanto da essere sempre un saggio consigliere con i compagni che si trovano in questa spiacevole condizione. Allora perché quando si tratta di applicare gli stessi criteri per se stesso diventa estremamente complicato e fa fatica a fermarsi?
Ecco alcuni dei motivi cognitivi e comportamentali che potrebbero favorire questa pericolosa resistenza:
IDENTITÀ PERSONALE E AUTOSTIMA
Per gran parte di coloro che praticano questo sport, la corsa diventa parte integrante della loro identità e definisce il modo in cui vedono se stessi. Sospendere l’allenamento può essere percepito come una minaccia a questa identità, generando sentimenti di vuoto o perdita.
Inoltre riescono a migliorare la propria autostima nei progressi e nei risultati raggiunti attraverso l’allenamento. Sospenderlo può minare questa autostima e farli sentire meno motivati o inadeguati.
ABITUDINE E DIPENDENZA DALL’ESERCIZIO FISICO
La corsa può diventare un’abitudine consolidata che scandisce la quotidianità dando stabilità e ritmo alla vita. Interrompere bruscamente questa abitudine può creare disagio, aumentando il desiderio di tornare subito alla routine.
Alcuni runner sviluppano una vera e propria dipendenza psicologica dall’esercizio fisico, chiamata “exercise addiction”, che li spinge a cercare il benessere immediato provocato dalle endorfine rilasciate durante la corsa. Questo crea una pressione interna a continuare, nonostante il dolore.
GESTIONE DELLO STRESS E DELLE EMOZIONI
Per molti, la corsa rappresenta un efficace metodo per gestire lo stress, alleviare l’ansia o regolare l’umore. La paura di perdere questo strumento di gestione emotiva può spingere il runner a continuare, anche a rischio di peggiorare l’infortunio.
L’infortunio può innescare frustrazione, senso di colpa o rabbia. Correre nonostante il dolore può diventare un modo per evitare di confrontarsi con queste emozioni.
FOMO (Fear of Missing Out) E PRESSIONE SOCIALE
C’è una forte preoccupazione di “perdere” il livello di forma fisica raggiunto. La sindrome da FOMO può far percepire l’interruzione come una regressione, generando ansia e il desiderio di riprendere il prima possibile.
In un’epoca in cui molti condividono le proprie imprese sportive sui social, i runner possono sentirsi spinti dalla pressione sociale o dal confronto con altri atleti a mantenere un certo livello di performance. Questo li porta a ignorare i segnali del corpo pur di non sentirsi “indietro”.
PERFEZIONISMO E OBIETTIVI AMBIZIOSI
La corsa, specie se orientata a competizioni come maratone o gare, comporta obiettivi temporali. I runners con una mentalità orientata al risultato possono sentire la sospensione come un fallimento o come un ostacolo a raggiungere i loro traguardi.
Può anche succedere che alcuni sviluppano una “mentalità da guerriero” che li porta a ignorare i sintomi del dolore fisico percependo questi segnali come ostacoli da superare per diventare più forti. Tuttavia, questo atteggiamento rischia di peggiorare la situazione in caso di infortunio.
MANCANZA DI CONSAPEVOLEZZA DEI RISCHI A LUNGO TERMINE
Alcuni runners amatoriali non comprendono appieno i rischi a lungo termine di allenarsi durante un infortunio. Possono percepire il dolore come temporaneo, ignorando che continuare ad allenarsi potrebbe causare danni più gravi.
La paura di affrontare una pausa forzata può portare i runner a minimizzare o negare la gravità dell’infortunio, preferendo andare avanti come se nulla fosse.
COSA FARE?
Un runner che dovesse trovarsi in questa situazione dovrà prima di tutto ascoltare amorevolmente il proprio corpo, è il bene più prezioso che ha. Poi farà in modo di affidarsi a un esperto del settore che lo aiuterà a lavorare sulla consapevolezza dei rischi, incoraggiandolo a trovare altre forme di esercizio che non aggravino l’infortunio (come il nuoto o il ciclismo, se appropriati) e a convincerlo sull’importanza che rappresenta un recupero adeguato per prevenire problemi a lungo termine che potrebbero compromettere definitivamente ogni velleità sportiva.
G. Daniele, Psicologo dello Sport

