PSICOLOGIA

LA CORSA È MERAVIGLIOSA, MA NON È UNO SPORT FACILE COME SEMBRA

Cominciamo subito con il dire che la corsa, se fatta bene, non è per chi cerca solo svago, distrazione o attività minima salutistica. È soprattutto per chi vuole misurarsi con se stesso, per chi è disposto anche a soffrire per poi provare il pieno benessere psicofisico che solo pochi altri sport riescono a dare. Quando si decide di praticarla va presa molto seriamente, senza se e senza ma. In altre parole deve diventare, oltre che una semplice attività fisica, un vero e proprio STILE DI VITA. Anche se correre viene generalmente percepito come uno degli sport più accessibili (spesso si sente affermare: “che ci vuole a correre, bastano un paio di scarpe e la strada sotto i piedi”), dietro questa apparente semplicità si nasconde una disciplina complessa che richiede molto più di quanto sembri. Non è uno sport facile, non perché sia complicato, ma perché esige l’utilizzi di qualità mentali e fisiche che pochi sono disposti a coltivare con cura e dedizione. Per meglio rendere l’idea si può dire, senza alcun timore di smentita, che: “LA CORSA NON È SOLO DIVERTIMENTO, È SOPRATTUTTO IMPEGNO e SFIDA!”. A differenza di altri sport dove il divertimento è immediato – come il calcio o il tennis – la corsa non regala emozioni facili. Il più delle volte ci si allena da soli, ad orari improbabili, non sempre si trovano compagni con cui correre e condividere con loro risate o momenti di gioco e non sono neanche contemplati avversari da battere in un confronto diretto. La vera battaglia si combatte dentro se stessi: contro la fatica, contro la noia, contro quell’assordante
vocina interiore che troppo spesso suggerisce di fermarsi. Chi dice di correre per puro piacere, lo fa, probabilmente, perché riesce a trovare una
personale gratificazione nella fatica stessa, nel superamento dei propri limiti, nell’orgoglio di esserci e di farcela a differenza di molti altri. Pertanto, la corsa non è un vero e proprio divertimento, nel senso tradizionale del termine, ma una forma più emotiva e profonda di soddisfazione e gratificazione personale.. Bisogna aggiungere, inoltre, che il più delle volte la corsa non perdona! Saltare qualche allenamento può significare perdere quel ritmo o quella resistenza faticosamente acquisita, arrendersi ad un momento di debolezza può minare seriamente quella fiducia in se stessi, tanto sudata, senza la quale ogni ambizione a superare i propri limiti risulterà vana. Ed è anche per questo che chi corre non può fare a meno di lavorare assiduamente per rinforzare quelle caratteristiche psicologiche personali indispensabili per continuare a farlo seriamente:
“Il CORAGGIO, il SACRIFICIO, la COSTANZA e la CAPARBIETÀ”:
● Coraggio: affrontare il dolore, il freddo, il caldo, la solitudine…
● Sacrificio: alzarsi all’alba, rinunciare a una serata per essere in forma l’indomani…
● Costanza: ripetere gli stessi gesti, giorno dopo giorno, anche quando non se ne ha
voglia…
● Caparbietà : rifiutare di mollare, anche quando il corpo e la mente protestano…


A questo punto è evidente che nella corsa, è soprattutto la Psicologia dell’individuo a fare la differenza. In genere si considera la corsa come lo sport fisico per eccellenza, dove la resistenza, il fiato e i muscoli sono le uniche caratteristiche ritenute essenziali. Invece, chi corre sa bene che “il vero motore di un runner è la mente”. Senza una predisposizione e una preparazione psicologica adeguata, anche l’atleta più dotato fisicamente, prima o poi abbandona. Ecco perché spesso la componente mentale è da considerarsi fondamentale, a volte persino più di quella fisica (come nelle lunghe distanze). Mentre in molti altri sport la tecnica e la forza fisica possono compensare le carenze mentali, nella corsa la psicologia è
tutto. Un runner lentamente e con impegno impara a conoscersi e a gestire la fatica, la frustrazione, a trovare motivazioni anche quando sembra mancare un obiettivo immediato. Chi resiste e continua a correre non lo fa solo per migliorare i propri tempi, ma anche perché ne fa una sua filosofia di vita, e perché attraverso la corsa riesce a scoprire lati di sé inconsci che altrimenti rimarrebbero nascosti. È un dialogo continuo con sé stessi, una forma di meditazione in movimento, un modo per mettersi alla prova e uscirne più forti. Come si diceva, non sempre ci saranno avversari esterni da battere, ma sarà sicuramente una continua verifica della propria resistenza fisica e mentale nello sport come nella vita.
Il runner, oltre che allenare i muscoli deve imparare a gestire i momenti in cui il corpo sembra implorare di smettere e sarà soprattutto la mente che deciderà se resistere o cedere. A differenza di altri sport dinamici, la corsa spesso è ripetitiva e interminabile, la fatica e la sofferenza diventano inevitabili e solamente accettarle come parte del processo permetteranno al runner di non abbandonare. Però, per concludere, corre anche l’obbligo dire che, nonostante tutti queste difficoltà e sacrifici, la corsa quando se ne comprende l’essenza, è soprattutto benessere, gioia e
crescita. È uno sport davvero meraviglioso che, se preso nella giusta considerazione, ricambia con enormi soddisfazioni fisiche e mentali. Per coloro che iniziano all’inizio sembrerà dura, il fiato mancherà, le gambe bruceranno e i dubbi sul perché continuare non mancheranno, ma sarà proprio quella fatica – superata giorno dopo giorno – che farà sentire sempre più forti e determinati. Non serve essere un atleta per iniziare, serve solo la voglia di provarci e di mettersi in gioco con consapevolezza di dover dare, allenamento dopo allenamento, il meglio di sé. Se si decide di accettare la sfida, con convinzione e determinazione, piano piano si scoprirà che poche cose riescono a dare la stessa soddisfazione di guardarsi indietro e dire: “ non è stato facile, ma ce l’ho fatta!”.

Gino Daniele – Psicologo