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RIFLESSIONI POST-GARA DI UN RUNNER QUALUNQUE

di Gino Daniele

Nel percorrere gli ultimi chilometri della mia RomaOstia 2024, colpito da allucinazioni tra il divino e l’infernale ho guardato le facce degli altri corridori molto più giovani della mia ma ugualmente stanche, ma sorridenti, e così per distrarre la mia mente e non pensare alla sofferenza che mi stava rallentando mi sono messo a pensare su quali potessero essere gli incomprensibili motivi che spingono noi runner a fare azioni ai limiti del masochismo. 

Ci sono realtà che non puoi raccontare se non le vivi personalmente, se non provi le forti emozioni che ti toccano nel profondo e ti rendono del tutto simile a tutti gli altri senza nessuna differenza di età, sesso, condizione fisica e aspettative. Senza alcun dubbio una di queste circostanze si verifica quando si partecipa ad una gara podistica, quando tanti atleti professionisti e amatoriali scattano nello stesso momento mettendosi in gioco per raggiungere i propri ambiti obiettivi. Di fatto per ogni runner c’è un momento magico che supera il valore del premio e degli applausi: è l’istante in cui taglia il traguardo. In altri termini si può dire che il traguardo di una gara, rappresentando anche una sfida personale contro sè stessi, le proprie paure, le proprie incertezze, non premia mai un unico vincitore. Alla fine, per una curiosa alchimia, succede che tutti quelli che portano a termine una gara si sentono personalmente vincitori e percepiscono una fantastica esperienza condivisa, un’onda di emozioni che travolge sia il primo classificato che l’ultimo arrivato. Questo perché anche se non tutti i runner possono vantare tempi esaltanti o premi di categoria, le emozioni che si susseguono al traguardo sono decisamente universali e totalmente indipendenti dalla classifica. La fatica, la determinazione e la gioia si intrecciano in un unico abbraccio che avvolge chiunque abbia affrontato la sfida, indipendentemente dal tempo impiegato o dal risultato ottenuto. Per un runner che ogni volta taglia un traguardo, la fatica si trasforma in soddisfazione, la determinazione si converte in gratitudine e la gioia esplode in una incontenibile euforia. È il momento in cui ogni passo, ogni respiro, ogni goccia di sudore e ogni dolore si trasformano in una vittoria personale. La magia di questo momento probabilmente risiede nella sua stessa universalità: non importa se sei il primo o l’ultimo, se corri per vincere o per semplice passione, al traguardo tutti i runner sono uguali. I sorrisi, le lacrime, gli abbracci e i gesti di solidarietà dimostrano che la corsa va ben oltre la competizione, è un’esperienza umana condivisa che unisce le persone attraverso la condivisione di emozioni autentiche e profonde. Per tutti le emozioni diventano un mix di gioia, gratitudine, sollievo e persino un pizzico di malinconia, specialmente se la gara rappresentava un obiettivo a lungo termine ed è finita.

E così mentre mi accingevo al termine dei circa 22 km  sono arrivato alla conclusione che chi taglia il traguardo può essere un atleta di élite o un principiante, un giovane o un anziano, un professionista o un amatore, ma in quel momento diventa semplicemente un runner: un individuo che ha superato le proprie limitazioni, ha lottato contro le proprie paure e ha trovato la forza di perseguire il suo obiettivo. E alla fine, mentre i clamori si placano e la folla si disperde, il vero trionfo di ogni runner resta nell’intimità del proprio cuore. Perché al traguardo, non importa quanto veloce si sia corso o cosa si sia vinto, ciò che conta davvero è l’emozione condivisa di essere parte di qualcosa di più grande di sé stessi: la comunità dei runner, unita da una passione comune e da un’esperienza indimenticabile.

Gino Daniele – Psicologo

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