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Corsa e motivazioni

Di Gino Daniele
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“In qualsiasi circostanza, battere un avversario è l’ultima delle mie preoccupazioni. Ciò che piuttosto mi interessa è se riesco o meno a raggiungere gli obiettivi che io stesso mi sono prefisso” Murakami


Noi che amiamo correre, siamo ben consapevoli di cosa la corsa rappresenta e cosa riesce a donarci, sia dal punto di vista fisico/atletico che psicologico: ci fa raggiungere una forma fisica ottimale e ci aiuta a scaricare le tensioni nervose accumulate nella nostra routine quotidiana offrendoci la possibilità di vivere, ad ogni uscita, un salvifico momento di fuga da stress e da impegni lavorativi/familiari. Per questi semplici motivi, ma sicuramente non banali, correre ci piace e per questo siamo ben disposti a sacrificarci per uscire e fare allenamenti comunque e ovunque, a qualsiasi ora e con qualsiasi condizione atmosferica.


Ma, nonostante questa consapevolezza, il nostro entusiasmo e la smisurata passione, a volte può capitare di attraversare periodi in cui le motivazioni sembrano disciogliersi come neve al sole mettendo in crisi quella giusta carica propulsiva necessaria a scatenare l’energia mentale indispensabile che ci induce a indossare le scarpe da corsa e uscire, provocando il crollo del nostro miracoloso slancio e mettendo a rischio le nostre convinzioni al punto che se anche dovessimo imporci a farlo il piacere che riusciamo a provare è in pratica inesistente anzi veniamo sommersi da pericolose sensazioni negative e fastidiose.


Emotivamente, in queste condizioni, è del tutto normale provare rabbia, tristezza, umore depresso, frustrazione, preoccupazione generale, sfiducia, percezione di incapacità e smarrimento ma soprattutto una forte paura di non riuscire più a correre.


Se questo accade cosa fare? Prima di tutto è fondamentale cercare di comprendere ed elaborare tutte le informazioni utili per avere una maggiore consapevolezza rispetto alla portata della situazione, ponendosi domande sul perché sta accadendo e quali possono essere le possibili conseguenze future. Poi, progressivamente, solo attraverso un’azione cognitiva di accettazione ed il raggiungimento di una visione prospettica possiamo iniziare a intraprendere un’attività di contrasto per recuperare l’entusiasmo.


Ma quali possono essere le ragioni e le circostanze che il più delle volte sono da considerarsi responsabili del calo delle nostre giuste motivazioni?


Premettendo che in alcuni casi il calo delle motivazioni è legato semplicemente all’assenza di obiettivi da raggiungere a breve termine, tipo le gare annullate, la prima cosa da fare è un accurato esame della nostra condizione fisica, spesso il motivo è da ricercarsi in un possibile stato di stanchezza e affaticamento accumulato nel tempo. È sicuramente difficile poter essere sempre nella massima efficienza fisica tutti i giorni ed è quindi del tutto normale avere dei momenti di basso rendimento. In questo caso la soluzione migliore è di assecondare il proprio corpo – riposare e mangiare liberamente per qualche giorno senza sensi di colpa – focalizzando e rimandando gli obiettivi che pensavamo di raggiungere. Questo non significa stare seduti sul divano ma scoprire e dedicarsi ad attività sportive più tranquille e di minore impatto come la camminata sportiva (che fa bene alla mente e aiuta a pensare meglio) o bicicletta. Se proprio non riusciamo a superare da soli quest’impasse proviamo a chiedere aiuto ad un bravo preparatore atletico che sicuramente saprà individuare l’origine delle difficoltà e consigliarci opportune soluzioni.


Poi quando ci saremo assicurati che dal punto di vista fisico tutto sembra funzionare nel migliore dei modi possiamo prendere in considerazione le possibili ragioni di carattere psicologico che possono essere responsabili del calo delle nostre motivazioni. Il più delle volte sono dovute alle difficoltà di riuscire a raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti con troppo ottimismo. Obiettivi troppo ambiziosi che non tenevano conto delle effettive potenzialità delle nostre caratteristiche fisiche. In questo caso, con il passare del tempo, la corsa è percepita più come un impegno professionale che come un piacere da godere nel pieno delle sue potenzialità. In queste condizioni della corsa riusciamo a cogliere principalmente l’aspetto competitivo, anche con noi stessi, e non riusciamo a gioire dei momenti di rilassamento perché, ogni seduta, rappresenta soprattutto l’occasione per far chilometri e migliorarci. Il dover ogni volta ricercare prestazioni cronometriche sempre più ambiziose per continuare a migliorare, ci induce un livello di stress mentalmente complesso da gestire con conseguente e significativa ripercussione sulla nostra autostima. Psicologicamente il non raggiungimento degli obiettivi preposti può indurci una significativa sofferenza aggravata sia dalla rabbia per non essere riusciti a realizzare i programmi e sia dal dispiacere causato dal giudizio negativo che ci facciamo su noi stessi con una conseguente e preoccupante ripercussione sulle motivazioni finali.


Per queste difficoltà la cosa più opportuna da fare è provare rimodulare i nostri programmi e renderli più semplici, magari puntare non a un solo obiettivo ma a più obiettivi di diversa difficoltà, e soprattutto che siano semplici e realmente alla nostra portata. Il segreto sta nel ricordarsi sempre del forte legame esistente tra la motivazione e l’autostima, se ci sentiamo euforici e appagati per i risultati raggiunti quasi per magia veniamo spinti ad inseguirne di nuovi e più ambiziosi.


Altre volte la non voglia di allenarsi, è direttamente proporzionata alla condizione del nostro stato d’animo del momento che può risentire di una situazione mentale non proprio ottimale. In queste circostanze capita di avere la netta sensazione che qualcosa non gira per il verso giusto, che la mente non va e che il corpo non riesce a reagire. Le traversie della vita, sia di natura sociale che economica, oppure le delusioni sentimentali o i problemi sul lavoro, possono spegnere qualunque voglia di uscire e correre. Anche in questo caso nulla di davvero allarmante, sono situazioni del tutto umane e comprensibili. In tali circostanze è bene sforzarsi di trovare piccoli momenti da dedicare a sé stessi e concentrarsi su quali erano i motivi che ci hanno indotto a cominciare a correre, sulla nostra voglia di star bene, sulla nostra forza interiore – siamo o non siamo runner? – sulla nostra resilienza (che altro non che è la capacità di riuscire a adattarsi e superare le difficoltà) e indossare le scarpe da Runner con il completo al quale siamo storicamente più legati, fare dei respiri profondi e visualizzare mentalmente il benessere fisico e psicologico che riusciremo a provare durante la corsa e a come ci sentiremo dopo. Se poi siamo proprio giù e non ce la facciamo a correre proviamo almeno con la camminata più o meno veloce, l’importante è vincere ogni indecisione e soprattutto fare un primo passo e uscire di casa.


Una raccomandazione: se veniamo avvolti da problematiche serie in termini di salute o sociali, sospendiamo gli allenamenti, e dedichiamoci esclusivamente alla risoluzione dei problemi, che sono sicuramente primari. Sicuramente tornerà il sereno e potremo dedicarci con più passione al nostro sport preferito.


Ci sono poi situazioni in cui la motivazione viene meno quando cominciamo ad avvertire frequenti sensazioni di monotonia dovute al continuo ripetersi del gesto tecnico che, come ogni cosa che è praticata giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, può portare alla noia. Quando questo accade la cosa migliore da fare è provare a modificare i fattori che determinano la routine e provare e sperimentare piccoli cambiamenti alle nostre solite abitudini, tipo cambiare percorsi e orari oppure affidarsi ad un coach che saprà sicuramente cosa consigliarci.


Ciò che non bisogna assolutamente fare è provare a reagire con forza ad una mancanza di motivazione perché potrebbe provocare una risposta opposta a quella che vogliamo ottenere: fronteggiare una mancanza di stimoli con la sola forza di volontà, alla lunga può indurre un più accentuato calo di motivazione. Quindi quando manca la voglia meglio assecondarla e trovare soluzioni alternative.


In conclusione, per ognuna delle condizioni elencate, per tenere su il morale e non mollare, dobbiamo considerare sempre fondamentale la socializzazione e l’amicizia con che ama questo sport. Sorridiamo e cerchiamo quanto più possibile di condividere i nostri obiettivi con altre persone sia per recuperare la dimensione giocosa dell’attività sportiva, non siamo i professionisti della corsa, e sia perché psicologicamente quando esplicitiamo apertamente ad altri i nostri obiettivi mentalmente scattano meccanismi inconsci che ci predispongono al successo.

                                                                    (Gino Daniele- Psicologo Runner)

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